Verde smoothy di cachi e cocco

Nell’eventualità di uno smoothy, dice, tenete sempre una banana in freezer. Tagliata a tocchi più o meno (meglio meno) grandi, pronta per fare da cremosa base ad un frullato la cui voglia ti assale al mattino, a metà giornata, a metà pomeriggio o prima di cena.

Bisogna però stare attenti: con il frullato ingurgitiamo in percentuale una quantità maggiore del singolo frutto e più frutta in generale in minore tempo. È praticamente una botta di zuccheri in vena, come una versione super-sana della cocacola. Ciò quindi non significa che il frullato sia davvero davvero sano. Botta di zuccheri, carburiamo velocissimi per pochissimo tempo e poi arriva come un lupo nella notte la fame. È quindi consigliato dilatare il tempo in cui si beve il frullato e, possibilmente, farne uso (eh oh, io ci ho un po’ la dipendenza) solo prima/dopo aver fatto sport.

Oggi al lavoro sono andata di corsa perché ha iniziato a piovere, nevischiare e grandinare tutto in uno. Ho fatto un’ora di straordinario dovendo tradurre una serie di mail da girare in India. Ho trovato una ragazza che vuole imparare l’italiano ed è di Israele e mi insegnerà in cambio l’ebraico. Ho da fare la terza revisione di un racconto; quindi serviva decisamente dell’energia.

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Ingredienti

1 avocado
1 banana di freezer
1 caco vaniglia
1/2 bicchiere di latte
1/2 cucchiaino di vaniglia in polvere
1 cucchiaio di farina o polvere di cocco, che dirsi voglia.

(Stando attenti a non far arrabbiare Freezer per avergli sottratto una banana) sbucciate la frutta, tagliate a tocchetti, mettete tutto in un contenitore utile allo scopo e frullate. Potete aggiungere un cucchiaino di zucchero di canna se la frutta non dovesse essere abbastanza dolce per i vostri gusti; ma il caco di solito fa il lavoro suo e se è molto maturo non avrete bisogno di altro.

E voilà! Il recupero della voglia di vivere tutto in un bicchiere!

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E buongiorno!

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Smoothie con mortella di palude e melagrana

La giornata di studi su Colette è passata e già incombe la piccola presentazione sulla Martingale per il corso sulla letteratura del ‘500. La casa è silenziosa per l’assenza di metà coinquilinaggio, la zucca di Halloween inizia a marcire e fuori il cielo è grigio. In parole povere novembre.

A metà ottobre il mercato si è riempito di canneberges, piccole palline rosse che hanno gli affascinanti nomi italiani di “mortalle di palude” e “ossicocchi” (ok, anche “mirtillo rosso americano”, ma vuoi mettere con mortella di palude?). In inglese “cranberry” (zoooombie! zooombie! zooooombie e e e e e!). Insomma, palline rosse troppo acidule per mangiarle da sole, ma ottime per fare uno smoothie.

Montréal ama gli smoothie (pronuncia “smutìi”), in parole povere frutta frullata con latte e altri vari ingredienti random, dallo sciroppo d’acero alla frutta secca. Ad oggi, si trova più facilmente uno smoothie che un latte caldo.

La mia coinquilina si fa sempre degli smoothie a colazione, e ora che è in vacanza a Toronto onoro la sua memoria copiandola.

Visto che poi sono in questo loop onomastico, aggiungo che i semi della melograna si dicono arilli.

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Ingredienti

un bicchiere di latte
un cucchiaio di arilli di melagrana
un cucchiaio di anacardi
un cucchiaio di sciroppo d’acero
un cucchiaino di zucchero di canna grezzo
una manciata di mortelle di palude
3 cucchiai di yogurt bianco

Presto fatto. Frullate insieme latte, yogurt, anacardi, arilli di melagrana, mortelle e sciroppo d’acero. Frullate bene perché l’anacardo deve frantumarsi bene, al punto di percepirne appena i granuli.

Mettete in un bicchiere e aggiungete lo zucchero di canna grezzo, che aggiungerà una nota scrocchierella.

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E buongiorno!

α

Latte Chai

Fuori piove, sono le 9 e sembra l’imbrunire grigio. Devo ancora comprare un giaccone degno dell’inverno al nord, perché ho speso questi giorni a correggere gli esoneri di mezzo corso sui trovatori che G., dall’alto della sua cattedra e dei suoi finanziamenti, mi ha assegnato. Mentre la correzione avanza su dubbi del tipo “ma una scrittura paicevole vale punti in più?” e studenti che a fine compito augurano buona settimana di pausa (perché a metà corso c’è una settimana di vacanza), in questo mentre, insomma, arriva il momento in cui hai ampiamente sforato il tempo massimo che ti eri imposto per chiudere la pratica.

Scatta allora la corsa alla correzione coatta, dal risveglio fino a esaurimento del materiale da revisionare, e si impone la necessità di una colazione piacevolmente rapida e fruibile senza impegno. Calda, perché è freddo. Perciò un latte chai.

Ora, è una delle prime cose che ho assaggiato a Montréal, non so ancora se sia latte chai, latte speziato, chai au lait, chai olé o chissa quale altra combinazione. L’ho sempre bevuto nel pomeriggio, ma l’altro giorno ho visto gente che lo beveva al posto del caffè mattutino. Indi per cui ho provato anch’io, e nulla mi vieterà in futuro di ripudiare la caffeina del cappuccino per qualcosa di teinizzato.

Questa che vi presento è la mia ricetta, che a mio gusto riproduce abbastanza fedelmente il più buon latte chai che abbia bevuto. Almeno nel gusto, poi nel procedimento no, perché al bar montano la schiuma del latte con il vapore, cosa che io non posso fare. E soprattutto hanno una miscela di tè chai che non è identica alla mia. Poi io non so come sia la mia, perché non mi hanno dato l’etichetta al negozio, ma in generale non c’è troppo anice e non è speziato oltre misura.

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Ingredienti

300 ml di latte di soia
4 grammi di tè chai indiano
un cucchiaio di sciroppo d’acero puro
cannella c.b.

Scaldate il latte di soia fino all’ebollizione e quando inizia a bollire mescolatelo per non farlo traboccare. A me piace tenerlo sul filo del bollore perché finge di condensarsi minimamente. Poi sarà suggestione mia, eh. In ogni caso il latte deve essere a temperatura ustionante. Quando sta per straripare spegnete, infondete il tè direttamente nel latte (se mi vede Claudio, che vende i tè a via dei Banchi Vecchi, mi mena) e lasciate almeno 4/5 minuti. Il tempo di infusione è più lungo rispetto a quella dell’acqua, quindi seguite anche un po’ il vostro gusto, ricordando però che il chai indiano è un tè nero e che alla lunga amareggia per i tannini.

Terminata l’infusione, dovete fare la schiuma, perché senza non è la stessa cosa. Io utilizzo il minipimer: sarà ridicolo, ma mi dà il risultato che cerco. A questo punto mettete  il latte chai nella tazzona o nel bicchierone e aggiungete lo sciroppo d’acero (metterlo ora permette di avere una schiuma non dolce). Infine spolverate di cannella.

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E buongiorno!

α

Frullato con avocado

Settimane piene di ansia perché prima non trovavo una casa, poi non trovavo un lavoro. Poi si è rotto il computer. Incertezza, giornate flosce come orologi di Dalì e ripetersi “una-cosa-per-volta” come un mantra.
Alla fine ho sia una nuova casa, luminosa, calda, con mobili della Polonia comunista e ancora disordinata che – da oggi – un lavoro.

Oggi rivediamo il sole dopo due settimane di pioggia e grigiore; questa ricetta risale ancora alla vecchia cucina di settembre ma non avevo modo di postarla.

Mettete su Dylan, per il Nobel del quale sono molto felice anche se conosco abbastanza bene solo metà della sua produzione artistica – che corrisponde a 37 album in studio, 11 live, 58 singoli e varie miscellanee. L’ignoranza ha iniziato a gridare forte dal momento dell’assegnazione; ancora una volta è evidente come nella letteratura metta bocca chiunque, come se non esistessero esperti o tutti lo fossero.

Ingredienti

150gr di yogurt greco
mezzo avocado
una banana
60gr di mirtilli
succo di limone
1 cucchiaio di zucchero di canna

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Inserite tutti gli ingredienti – i mirtilli lavati, la banana e l’avocado sbucciati e tagliati – nel contenitore in cui vi è più comodo frullare il tutto e frullate fino a che non avrete ottenuto un composto omogeneo e denso. Se preferite una consistenza più liscia potete sostituire lo yogurt con il latte. In ogni caso, una frullata e via!

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Buongiorno!

Strawberry lassi

Quella cosa che non capite cosa sia ma fa sì che, bevendo un lassi, diciate: «mh! è proprio un lassi!», ecco, quella cosa è l’acqua di rose. Ergo: non sempre una cosa all’acqua di rose è una cosa fatta male.

Oggi non vi propongo una colazione polacca, ma poiché l’idea è ponti-(cibo)-culturali, più lontano andiamo meglio è. Quindi India. Il lassi è quella cosa che prendete al ristorante indiano e che vi permette di arrivare vivi alla fine di un pasto ultra-piccante. Riproposto a casa, è perfetto per una colazione frulla&go, leggera, nutriente, perfetta per il caldo assurdo della tarda primavera-estate italiana.

Ingredienti

150ml di yogurt greco
1 cucchiaio di sciroppo d’agave (a seconda della dolcezza delle fragole)
4 fragole
1/2 cucchiaino di acqua di rose

Fruttate tutti gli ingredienti e avete fatto!

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buongiorno!

Risvegli da strega

Ero nella sala da cerimonie della piramide; la sacerdotessa alzava le braccia e gridava in lingua sconosciuta. Tutti la sorpassavano, inquieti, a testa bassa. Mi sono rifugiata in una stanza accanto, dove mi fissava un’arrabbiatissima e muta Ludka, colei che apre le porte del tempo in uno spettacolo di Kantor. Aprire gli occhi a Cracovia è stato un po’ spiazzante. Fuori la situazione si presentava

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poco invitante. Per di più da un paio di giorni ho un ingiustificato raffreddore. Poi ho capito: è la seconda settimana di febbraio! Ossia l’unica settimana dell’anno in cui ho la febbre dal 2005. Sento il malessere arrivare a ondate, da destra, e attraversarmi la faccia un po’ più avanti dell’orecchio, spazzare i pensieri e le intenzioni, tagliare i fili come una lama di vetro. La soluzione è l’intruglio da strega che mi ha insegnato la mia amica Karo.

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Ingredienti

un pollice di zenzero
un peperoncino mediamente piccante
due foglie di alloro
una stecca di cannella
mezzo cucchiaino di cumino
otto grani di cardamomo verde
tre chiodini

miele (il mio di colza)
limone

Prendi un pentolino e riempilo d’acqua, diciamo sopra i 200ml e sotto il mezzo litro. Mettilo su un fuoco medio con lo zenzero; dopo una decina di minuti aggiungi il resto delle spezie. Evita il peperoncino se hai mal di gola perché potrebbe irritarti ancora di più! Lascia bollire ancora cinque-dieci minuti e spegni. Passa per il colino, intazza e fai raffreddare. Solo ed ripeto solo quando l’intruglio avrà raggiunto la temperatura di “bevibile” puoi aggiungere il limone e, se necessario, il miele. Dice che perdono le loro proprietà a temperature elevate; io mica ce lo so, ma meglio più vitamina C che meno, no?

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Naturalmente le spezie sono riutilizzabili per almeno altri tre giri, quindi non svuotate il calderone!